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Su quest'opera

Tā entehā-ye hodżur si confronta con la filosofia della presenza di Sohrab Sepehri in Mā hich, mā negāh (Noi: Nulla, Noi: Sguardo). Piuttosto che illustrare una poesia, si configura come un'affermazione pittorica autonoma in cui l'immagine diventa linguaggio poetico.

Due case verdi, due figure e un filo conduttore creano una struttura in cui la connessione diventa tangibile. Mentre la donna compie il primo passo oltre il tetto, l'uomo si protende per sostenere il peso della sua decisione. Il dipinto non cattura un incontro, ma la sua possibilità.

Tra le tele, monumentali e intricate fasce di colore evocano fili, radici, energia o pensieri incarnati. Una delicata forma di mela richiama la poesia di Sepehri senza esserne una citazione letterale. I viola e i blu intensi evocano la notte contemplativa, mentre il verde suggerisce vita e speranza.

Qui, la presenza è un atto di coraggio: la decisione di entrare nel vuoto e la disponibilità di un'altra persona ad accogliere quel passo. Il cordone non simboleggia il legame; è ciò che lo dà origine.

Disponibile

To the Very End of Presence

Agata Oszmałek

Pittura · 43.3 × 29.5 in · 2026

2.170 USD

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Tecnica
Pittura
Dimensioni
43.3 × 29.5 in
Anno
2026
Categorie
Astrazione
Stili
Astratto · Espressionismo
Materiali
Acrilico · Cotone